Per ognuno c’è una Bahia – presento appena la mia

Sensazioni e confessioni sul primo turning point del mio viaggio: le pressioni sociali esplodono

Da Recife (Pernambuco) giù per per la costa, attraversando gli Stati di Sergipe e Alagoas.  L’autista avanza nel corridoio del bus e comincia a gridare: “Sono João, sono lieto di portarvi fino ad Aracaju (Sergipe). Con l’aiuto di Dio arriveremo a destinazione. Mi fermerò durante la notte per aspettare l’alba prima di attraversare Maceiò. La settimana scorsa un pullman nella stessa tratta è stato assaltato. Con l’aiuto di Dio arriveremo”. João sembrava un attore di teatro, nel suo viso leggevo pathos e determinazione. Ero terrorizzata: l’ipotesi di assalto diventa quasi reale in questi casi. Non dormo per tutta la notte, nella guida velocissima e senza sosta percepivo la sua paura. Per la prima volta durante il viaggio inizio a pensare alle persone che amo, inizio a pregare. Era l’unica strada, e obbligatoria per percorrere la costa del Nord-Est verso il Sud. Maceiò la conoscevo per il turismo sessuale minorile. João avrebbe percorso centinaia di km senza cambiare il turno. Un passeggero preoccupato veglia in prima fila, verso l’alba con un salto raggiunge la guida: l’autista stava dormendo al volante. Finalmente la stazione di destinazione, ma non sono ancora arrivata. Il progetto di volontariato mi aspettava e non poteva sostare ancora. Dopo 18 ore di pullman prendo un altro bus per 7 ore e scendo giù, verso Salvador de Bahia, la terra de Todos os Santos.  

Quartiere Pelourinho: Salvador de Bahia
Quartiere Pelourinho: Salvador de Bahia

La Bahia deve essere presentata perchè non posso prestare facilmente alle parole quello che scorre tra l’odore di cacao e la forza della sua gente. L’ abita una natura che senza sconti o mezzie smorfie, ti solleva verso la gratitudine per la vita e la creazione.

Nella Bahia il Brasile incontra l’Africa: BUMMMMMMM!

La Bahia è una esplosione. Il cibo diventa africano, i culti religiosi africani forgiano il vocabolario. Muito Axè per salutarsi: una benedizione religiosa. E’ nera, possente, forte, colorata, violenta, arrabbiata. Culla di ex schiavi che ancora popolano le piantagioni di cacao che stavo per raggiungere per il  volontariato. Le persone qui non sono brasiliane, sono bahiane. Sono estremamente allegre, coinvolgenti, sorridenti, profonde, mistiche.

E’ la Bahia che si veste di larghe gonne colorate a balze, di turbanti africani che avvolgono il sudore, di pantaloncini corti che mostrano addominali e braccia prestate dagli ancestrali, di ombre di seni prosperosi che si affacciano negli ombelichi scoperti e adornati delle donne giovani, senza scarpe, né ciabatte.

La Bahia è scalza.

La Bahia è musica.

La Bahia è forte, è tanto sofferente quanto allegra, tanto affascinante quanto spaventosa. E’ enorme, sembra non finire mai, l’ho cavalcata in intere notti  tra le stazioni dei bus, le strade deserte, i primi tentativi falliti di autostop.

Itacarè: Costa del Cacao

Nella Bahia c’è il Parco Naturale della Chapada Diamantina: l’utero della Terra.

Parco Naturale della Chapada Diamantina
Ph: Alice Gonçalves

La Bahia fu introspettiva ed espansiva nello stesso tempo.

Nella Bahia emersero i miei conflitti interiori, quello che non riuscivo a guardare, quello che avevo per sempre buttato giù. Quella vibrazione esplosiva mi entrava dentro e come un grosso ingranaggio schiacciava tutti gli schemi, tutti gli equilibri che credevo avere.

La Bahia mi consegnò alla mia missione per quello viaggio, fu nella Chapada Diamantina che, proprio come in un utero, ritornai nelle mie ferite primarie, le vedevo in ogni persona che incontravo. Non riuscivo a lasciarla, era come la meta finale, ci restai per tre mesi e la lasciai solo dopo aver partorito i miei fantasmi. Mi rese clandestina per lo scadere del visto turistico. Nella Chapada Diamantina continuavo a immaginarmi come un neonato incastrato in un grembo afoso, mi sentivo accovacciata, stavo nascendo di nuovo. La connessione con le mie intuizioni si fece acuta, i sogni intensi. Ricordo ancora quel risveglio che come un testimone mi passò la staffetta: devi andare in Perù.
Nella Bahia io ho sentito il Perù che non avevo mai pensato di conoscere. Solo alla fine del viaggio scoprii che una vecchia strada Inca collegava la Bahia al Machu Picchu spaccando come un sorriso il Sud America, proprio lo stesso sorriso che percorsi.

Avevo una nuova missione, un itinerario, io non sapevo cosa fosse, cosa mi chiamasse, la sua voce era talmente forte da infastidire. Infastidiva tutte le volte che io dovevo lasciare posti dove mi sentivo in famiglia. In un qualche modo sentivo quella spinta come arrogante e anche prepotente perchè mi voleva pura, in armonia. Più’ tardi avrei capito perchè il Perù poteva arrivare solo dopo un lungo processo di evoluzione interiore che passò per quello spirituale. Erano i primi mesi in viaggio ed ero ancora troppo legata agli schemi europei per capire cosa stesse succedendo nella mia vita. Non ancora avevo fatto il vaccino per la febbre gialla: il mio battesimo farmacologico di viaggiatrice. Improvvissamente tutto quello che dovevo fare lo rifuitavo, attraversando i ricordi di una infanzia e adolescenza sempre legata al dovere, alle pressioni sociali, al sentirsi giudicati, a essere la prima della classe, a controllare troppo. Non so quasi mai quello che voglio, ma sempre e in maniera netta quello che non voglio. E non volevo essere così. Fino a pochi mesi prima la mia routine era affilata dal badge aziendale. E ora i cieli stellati e mai dimenticati bahiani mi parlavano, i suoi serpenti corallo che spesso incrociavo mi avvicinavano per la prima volta all’ osservazione dell’animale che più temo, ma che scoprii essere quello che mi provoca una ipnosi  fascinosa.  

E la Bahia?

La Bahia era come una madre confidente, come una nonna saggia che sorride mentra cadi dallo scivolo, come un padre tenero che ti accarezza con lo sguardo. La sua natura è cura, ci prenedevo sempre più confidenza e nella mia paura per ragni e serpenti incontravo uno specchio che rifletteva il mio inconscio. Fluttuavo in quei ritmi naturali semplici che ritrovavo con familiarità dopo anni passati nel cemento. Nelle galline a vacche che pascolavano libere nei villaggi riemergevano per la prima volta sensazioni provate da bambina. Era come tornare indietro.

Quanti sorrisi ha accolto la mia Bahia, quanti turbamenti, quante gioie, e quanta sconfinata allegria negli incontri mi seppe regalare. Il Natale, il nuovo anno, il  mio compleanno sulla Costa del Cacao, l’incontro di amici veri, viaggiatori leggeri come il vento, incontri casuali di europei conosciuti, progetti di volontariato importanti, lavoro, creatività, ballo, condivisione artistica. Tante anime belle che vagavano con una rigida bussola interiore che lasciava spazio agli incontri e al vivere il qui e ora. Eravamo tutti accomunati da una viscerale sensazione di gratitudine e dalla volontà di navigare senza freni quell’universo emotivo che ci aveva portato in quei posti remoti. Alcuni erano accomunati dalla fatica del ricostruirsi, altri dalla celebrazione per una pregressa o recente ricostruzione, altri ancora da un sistema di vita che dorme con lo zaino ai piedi della tenda, ma tutti avevamo in comune l’esser VIVI.

La Bahia rivelò ancor più forte il significato del condividere e ricevere senza condizioni. Tutti quelli che incontravo vedevano dentro di me un incanto, una purezza, una leggerezza che io non avevo ancora interiorizzato. Non mi sono mai sentita giudicata se non accolta per quello che ero. Ero come un adolescente che ascoltava la propria guida interiore con incoscienza e spensieratezza, ma senza rendersi conto che in quei momenti vi era la massima espressione del mio modo di percepire e vivere la vita. Era ancora incastrata per capirlo, non avevo ancora gli strumenti per accettare i cicli della vita, e vedevo quel momento come una parentesi a una vita in Europa che prima o dopo sapevo di ritrovare. Inconsciamente ho ricercato quella massima espressione del mio essere dal mio ritorno, lo volevo cercare dentro e non fuori, pensavo che quelle sensazioni fossero cruciali per riconsegnarmi a un cammino in equilibrio con la mia vera natura. Ma la mia rigidità e il mio severo giudice pigro,  collegavano quella sensazione allo scappare da una me che non volevo incontrare.  Chiaramente era difficile accettare il fluire e liberarsi da tutte le scatole che avevo ricamato con dedizione in una vita intera. Non stavo scappando, oggi lo so, è che il mio essere è in movimento, ha si radici, ma sono come quei fiori che nascono a pelo d’acqua, non si radicano, appena fluttuano in accordo con la corrente, possono vivere in qualsiasi posto, portano le radici ovunque. Oggi conosco la fatica di dire al mondo: io sono così e mi accetto. All’epoca del viaggio non avevo maturato questa lucidità di osservazione, ma lasciavo parlare senza interruzioni il mio modo di percepire la vita, attraverso quelle scelte che per molti erano estreme, ma che rubavano la mia voce e gridavano: io sono così.

La Bahia mi liberò dentro e fuori.

La Bahia la porto addosso, nella linea tatuata che attraversa il mio corpo per intero, proprio come fece lei.

E’ tempo di raccontarla, la mia Bahia. La racconto con gli occhi di bianca e il cuore di nera.

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2 pensieri riguardo “Per ognuno c’è una Bahia – presento appena la mia

  1. Una bahía da mille esperienze, molto vissuta e intensa. Grazie di avermi portato con te attreverso il tuo racconto. Che coraggio (lo e’ stato sopratutto per l’autista) che nonostante tutto,le brutte giornate non e’detto che devono ripetersi. Vivere senza cliché e estereotipi e’ un guardare piu’ in la’ di tutto quello che ci circonda nel mondo attuale. Grazie 🙂

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    1. Grazie a te Michele per la profondità del commento e dell’osservazione. Siamo discepoli chiamati a vivere le ombre. La Bahia è un cammino metaforico dalle mille sfumature, quando la si respira a pieni polmoni si intuisce in un istante che non potevi arrivarci per puro caso. È in quel momento che decidi di abbracciarla. Tu, con la tua acuta sensibilità, sei di ispirazione, di sostegno. Allegria averti incontrato e rincontrato più volte lungo il sentiero.

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